Caso Liliana Resinovich, la perizia conferma il coinvolgimento di terze persone ed esclude l’ipotesi del suicidio
Nel documento, composto da circa duecento pagine, non si farebbe riferimento a un congelamento del corpo. La donna potrebbe essere morta, quindi, lo stesso giorno in cui si persero le tracce
Una nuova perizia medico-legale, lunga circa duecento pagine, ha sollevato dubbi sull’ipotesi del suicidio nel caso di Liliana Resinovich. Secondo il documento, non vi sarebbe traccia di congelamento del corpo, e questo porterebbe a ritenere che la donna, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata il 5 gennaio 2022, sia deceduta nello stesso giorno della sua sparizione. L’analisi, infatti, suggerisce che il decesso sia avvenuto prima del ritrovamento del corpo, escludendo un congelamento post-mortem e dando maggior peso all’ipotesi di un intervento di terze persone.
Il caso, che ha destato molta attenzione e sospetti, sta ora facendo luce su un possibile crimine. L’avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta Sergio Resinovich, il fratello della vittima, ha commentato con amarezza la lentezza delle indagini. Tuttavia, ha espresso anche fiducia, ritenendo che, grazie agli sforzi della Procura, sarà presto possibile identificare i responsabili di quella che sembra essere stata una brutale aggressione ai danni di Liliana, spesso erroneamente ritenuta instabile.
Concludendo, l’avvocato ha ribadito che la certezza sul coinvolgimento di terze persone offre nuove speranze di giustizia, ritenendo che il tempo perduto potrà essere recuperato.